Lacoste Primavera/Estate 2027: il tennis perde la sua perfezione

C’è un momento, durante una partita di tennis, in cui tutto cambia. Il campo non è più immacolato. I movimenti diventano più intensi, il ritmo aumenta, il corpo comincia a raccontare la fatica e anche l’uniforme perde quella perfezione con cui aveva iniziato la giornata. È proprio in questo istante che Lacoste Primavera/Estate 2027 trova la sua ispirazione. Sotto la direzione creativa di Pelagia Kolotouros, la maison francese torna alle proprie radici sportive per guardarle da una prospettiva diversa. Non il tennis elegante e perfettamente composto dell’inizio della partita, ma quello vissuto, fisico, spontaneo. Quello in cui la perfezione lascia spazio al movimento. Il risultato è una collezione che sembra voler rompere, con leggerezza, alcune delle regole che hanno definito per decenni l’immaginario del tennis. Il titolo della collezione, “Dress Code: No White Required”, contiene già tutta la dichiarazione d’intenti. Il bianco, da sempre associato all’abbigliamento tradizionale del tennis, non scompare necessariamente: perde però il suo ruolo di obbligo. Al suo posto arriva la possibilità di sporcarsi. Di muoversi. Di giocare. La collezione immagina gli abiti dopo alcuni set, quando l’idea di mantenere ogni dettaglio perfettamente pulito diventa secondaria rispetto alla partita. È un’immagine semplice, ma estremamente efficace, perché trasforma quella che normalmente sarebbe considerata un’imperfezione in un elemento estetico. La macchia diventa carattere. La traccia del gioco diventa memoria. E la terra rossa smette di essere soltanto il terreno su cui si gioca.

Uno degli elementi più sorprendenti della collezione è proprio la presenza della terra battuta, che viene reinterpretata come materia creativa. Non soltanto un riferimento visivo al campo, ma quasi una sostanza capace di modificare l’ambiente e il modo stesso in cui gli abiti vengono percepiti. La passerella sembra così essere stata invasa da una quantità quasi teatrale di argilla, creando un paesaggio che porta immediatamente dentro la dimensione fisica dello sport. È una scelta scenografica che racconta bene la filosofia della collezione: Lacoste non vuole semplicemente rappresentare il tennis. Vuole farci entrare dentro. La terra, inoltre, richiama direttamente il luogo in cui questa materia prende forma, creando un collegamento tra il campo, la produzione e l’identità industriale della maison.

Lacoste Primavera/Estate 2027: il tennis perde la sua perfezione

Lacoste ha sempre avuto un rapporto particolare con lo sport. Ma la sua storia nasce anche da una ribellione alle convenzioni. René Lacoste contribuì a cambiare il modo in cui ci si vestiva sul campo, portando un’idea di abbigliamento più pratica e dinamica rispetto ai codici dell’epoca. A distanza di quasi un secolo, la maison torna quindi a confrontarsi con lo stesso principio: la tradizione non deve necessariamente essere conservata intatta per continuare a essere rilevante. Può essere modificata. Può sporcarsi. Può persino essere messa in discussione. La Primavera/Estate 2027 sembra partire proprio da qui. C’è qualcosa di profondamente contemporaneo nel modo in cui la collezione tratta l’imperfezione. Per molto tempo la moda ha celebrato superfici perfette, capi impeccabili e immagini senza sbavature. Lacoste sceglie invece di introdurre un elemento incontrollabile: la terra. Una materia che si attacca ai vestiti, cambia il colore, lascia tracce. E proprio per questo rende ogni look più personale. Non esistono due macchie identiche, così come non esistono due partite uguali. Il vestito porta con sé il ricordo del movimento e diventa quasi una cronaca visiva di ciò che è accaduto.

Lacoste Primavera/Estate 2027: il tennis perde la sua perfezione

La collezione suggerisce anche un’evoluzione dello sportswear. Non si tratta più soltanto di prendere capi tecnici e portarli fuori dal campo. Il processo è più sottile: è il mondo dello sport a diventare una lente attraverso cui ripensare l’intero guardaroba. Il tennis offre silhouette, gesti, materiali e codici. Lacoste li rielabora per costruire un’immagine meno rigida, più libera e decisamente più contemporanea. Il risultato conserva il DNA sportivo della maison, ma ne modifica l’attitudine. È ancora Lacoste. Solo dopo una partita molto più intensa. Forse la vera sorpresa della collezione sta proprio qui: dimostrare che l’eleganza non deve necessariamente coincidere con la perfezione. Un abito può essere sofisticato anche quando porta i segni del movimento. Un capo bianco può diventare più interessante quando perde la sua purezza originale. Una silhouette sportiva può acquisire una nuova sensualità proprio attraverso la sua imperfezione. Pelagia Kolotouros costruisce così un universo in cui la disciplina del tennis incontra la libertà della strada. Il campo diventa una metafora del guardaroba contemporaneo: si entra con delle regole precise, ma dopo qualche scambio si finisce inevitabilmente per riscriverle. La Primavera/Estate 2027 non sembra quindi voler proteggere l’immagine tradizionale di Lacoste. Preferisce metterla alla prova. È una scelta coraggiosa per una maison così profondamente legata a un’estetica riconoscibile, ma anche una scelta coerente con la sua storia. Perché, in fondo, lo sport non è mai stato davvero una questione di perfezione. È movimento, errore, energia, competizione, improvvisazione. E soprattutto è il desiderio di continuare a giocare anche quando il risultato non è ancora deciso. Per la prossima estate, Lacoste sembra aver fatto la sua scelta. Il bianco può aspettare. La partita no.

Image source https://www.instagram.com/lacoste/

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