Con la collezione Primavera/Estate 2027, Glenn Martens chiude il suo capitolo alla guida creativa di Diesel. Un addio energico, sensuale e profondamente fedele allo spirito irriverente che ha riportato il brand al centro della moda. Ci sono addii che sembrano più un passaggio di testimone che una vera fine. Quello di Glenn Martens da Diesel appartiene a questa categoria. Dopo anni alla direzione creativa del brand, il designer belga lascia la maison per dedicarsi completamente a Maison Margiela, chiudendo un capitolo che ha cambiato profondamente il modo in cui Diesel viene percepito nel panorama internazionale. Non è una separazione accompagnata da drammi o dichiarazioni al vetriolo. Al contrario, il fondatore di Diesel, Renzo Rosso, ha pubblicamente riconosciuto a Martens il merito di aver rinnovato l’immagine del marchio e di averlo riportato al centro della conversazione globale sulla moda. E forse il modo migliore per salutarsi era proprio una passerella.


Per la sua ultima collezione Diesel, Martens immagina qualcosa che va oltre la tradizionale sfilata. L’atmosfera è quella di un club in cui la notte sembra non avere intenzione di finire. Un luogo immaginario alimentato dal desiderio, dall’energia e da quella libertà di esagerare che ha sempre fatto parte del DNA Diesel. La collezione Primavera/Estate 2027 prende questa sensazione e la porta sui vestiti. Il risultato è sensuale, irregolare, volutamente imperfetto. La quotidianità viene trasformata attraverso tagli inattesi, sovrapposizioni e proporzioni che sembrano cambiare mentre le guardi. Martens non cerca la perfezione classica. Cerca il movimento. In questa ultima collezione, il desiderio diventa quasi un metodo creativo. Motivi floreali, in particolare orchidee, compaiono sugli abiti e sembrano emergere direttamente dalla costruzione dei capi. Alcuni vestiti vengono aperti da tagli e aperture grafiche, altri giocano con l’illusione ottica attraverso effetti trompe-l’œil. La sensualità non è mai troppo letterale. È suggerita. Un taglio che lascia intravedere la pelle. Un capo che sembra essere stato smontato e ricostruito. Una silhouette tradizionale che improvvisamente perde una manica, cambia proporzione o si trasforma in qualcosa di completamente diverso. È una moda che non vuole stare ferma.
E naturalmente, tutto torna al denim. Per Diesel, sarebbe difficile immaginare un finale senza il materiale che ha contribuito a definire l’identità del brand. Ma Martens lo porta ancora una volta fuori dalla sua comfort zone. Il denim viene trattato, rivestito e lavorato fino ad assumere l’aspetto della pelle. Appare stampato con effetti metallici, ricoperto, inciso al laser e trasformato in silhouette estremamente ridotte. Anche i micro-shorts diventano parte di questa nuova grammatica del jeans: piccoli, audaci, quasi provocatori. È il denim visto attraverso una lente diversa. Non più soltanto simbolo di quotidianità, ma materiale da sperimentare, deformare e reinventare. Uno degli elementi più interessanti della collezione è il modo in cui Martens continua a confondere categorie che normalmente rimarrebbero separate. La sartoria incontra il workwear. Lo sportswear entra nella costruzione dei capi. Maglioni, tute e maniche di camicia vengono fusi insieme in nuove silhouette ibride. Anche polo e T-shirt sembrano perdere la loro forma originaria. Alcuni capi vengono letteralmente “disintegrati”, trasformandosi in costruzioni decorate da aperture floreali e tagli inattesi. È un approccio che racconta bene la filosofia di Martens: prendere qualcosa di familiare e renderlo improvvisamente estraneo.

L’uscita di Martens arriva mentre Diesel entra in una nuova fase anche sul piano manageriale. Andrea Rigogliosi è stato nominato CEO del brand nel gennaio 2026, dopo aver ricoperto il ruolo di responsabile globale retail e commerciale di Miu Miu e aver maturato precedenti esperienze manageriali in Fendi e Dior. La sua nomina suggerisce un futuro nel quale la forte identità creativa costruita negli ultimi anni dovrà incontrare una nuova fase di sviluppo internazionale e commerciale. Per Martens, invece, la prossima destinazione è già definita. Maison Margiela. E il passaggio appare quasi naturale: due case profondamente diverse, ma accomunate da una visione della moda che non teme di destrutturare, sorprendere e mettere in discussione ciò che sembra già conosciuto. Guardando la sua ultima collezione, viene spontaneo pensare che Martens abbia scelto di chiudere il capitolo esattamente come lo aveva vissuto: senza cercare una conclusione ordinata. Niente nostalgia. Niente finale perfettamente confezionato. Piuttosto, una festa, un club, il denim portato all’estremo, corpi che si muovono, abiti che si trasformano e una sensazione precisa: quella di essere arrivati alla fine della notte proprio quando la musica è ancora alta. È un addio, ma non sembra davvero una fine. Perché il segno lasciato da Glenn Martens su Diesel resterà soprattutto nel modo in cui ha dimostrato che un brand può guardare al proprio passato senza rimanerne prigioniero. E forse è questa la sua eredità più interessante. Non aver cambiato Diesel in qualcosa di diverso. Avergli ricordato quanto potesse essere Diesel.
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