Nel mondo della moda, siamo abituati a parlare di desiderio. Del prossimo acquisto, della nuova collezione, dell’accessorio destinato a diventare un oggetto del momento. Ma cosa succede quando il desiderio lascia spazio all’affezione? È questa la domanda che sembra attraversare “Il Mio”, il nuovo progetto di Bottega Veneta che esplora uno degli aspetti più intimi e spesso meno raccontati del lusso: il legame emotivo che si crea tra una persona e gli oggetti che sceglie di portare con sé nel tempo. Attraverso una serie di ritratti firmati dal fotografo Drew Vickers e guidati dalla direzione creativa di Louise Trotter, la maison italiana sposta l’attenzione dal prodotto alla persona. Le borse non vengono presentate come semplici simboli di status o dichiarazioni di stile, ma come presenze silenziose che accompagnano la vita quotidiana, custodendo ricordi, esperienze e frammenti di identità.


In fondo, ognuno possiede un oggetto che va oltre la sua funzione originaria. Una borsa che ha accompagnato un viaggio importante. Un accessorio ricevuto in regalo. Un pezzo tramandato da una madre a una figlia. Oggetti che finiscono per assorbire il passare del tempo e trasformarsi in qualcosa di molto più personale del loro valore materiale. È proprio questa dimensione che Bottega Veneta sceglie di raccontare.


Le immagini della campagna possiedono una qualità quasi cinematografica. Non cercano la perfezione costruita o l’effetto spettacolare. Al contrario, catturano una forma di autenticità rara, mettendo in scena relazioni silenziose ma profondamente significative. Ogni ritratto suggerisce una storia diversa, lasciando spazio all’immaginazione e all’esperienza individuale. In un momento in cui il lusso sta ridefinendo i propri codici, il progetto assume un significato ancora più interessante. Oggi il valore di un oggetto non risiede esclusivamente nella sua esclusività o nel suo prezzo. Sempre più spesso, ciò che lo rende davvero prezioso è la sua capacità di creare una connessione emotiva duratura. Le nuove generazioni sembrano aver compreso perfettamente questo cambiamento. Più che accumulare, cercano oggetti destinati a durare. Pezzi che possano essere custoditi, reinterpretati e persino tramandati. Non semplici acquisti, ma compagni di vita.


In questo senso, “Il Mio” rappresenta una riflessione sul concetto stesso di appartenenza. Non si tratta di possedere qualcosa, ma di riconoscersi in essa. Di vedere una parte della propria storia riflessa in un oggetto che continua ad accompagnarci negli anni. Bottega Veneta costruisce così una delle narrazioni più raffinate del lusso contemporaneo. Una narrazione che non parla di tendenze, ma di memoria. Non di consumo, ma di connessione. Perché alcuni accessori entrano nel nostro guardaroba. Altri entrano nella nostra vita. E sono proprio questi ultimi a diventare davvero insostituibili.
Image source https://www.instagram.com/newbottega/




