A volte il momento più importante di una vittoria non è quello in cui arriva l’ultimo punto. È tutto ciò che quel punto si porta dietro. Per Alexander Zverev, il trionfo agli US Open 2026 ha il sapore di qualcosa che va oltre il tennis. Il 13 settembre, a New York, il tedesco ha battuto Ben Shelton in quattro set e ha finalmente conquistato quel trofeo che per anni aveva inseguito. A 29 anni, con il suo secondo titolo del Grande Slam, Zverev ha aggiunto un altro capitolo importante a una carriera fatta di grandi aspettative, momenti difficili e ritorni. Ma c’è una parte della sua storia che merita di essere raccontata lontano dal punteggio. Zverev vive con il diabete di tipo 1 da quando era bambino. È una realtà che fa parte della sua quotidianità da quasi tutta la vita e che, nel corso degli anni, ha imparato a gestire insieme alle esigenze di uno sport che chiede al corpo prestazioni straordinarie.
Forse è proprio questo il punto più interessante della sua storia: non aver permesso a una condizione personale di diventare una definizione. Il tennis professionistico è fatto di allenamenti estenuanti, viaggi continui, tornei uno dopo l’altro, pressione e aspettative. Il corpo è lo strumento attraverso cui tutto accade e deve essere ascoltato, seguito, protetto. Per Zverev significa anche convivere con una condizione che richiede attenzione costante. Non è qualcosa che si mette da parte quando comincia una partita. È semplicemente una delle cose che fanno parte della sua vita. Eppure, guardandolo sul campo, è difficile pensare prima al diabete e poi all’atleta. Ed è forse questa la normalità più importante che la sua storia può raccontare. Quando era molto giovane, Zverev non aveva modo di sapere dove lo avrebbe portato il tennis. Aveva però già imparato qualcosa che avrebbe accompagnato ogni suo passo: conoscere il proprio corpo e trovare il modo di lavorare con esso, non contro di esso. Negli anni è diventato uno dei protagonisti del tennis mondiale. Ha giocato finali Slam, ha attraversato sconfitte che sembravano difficili da dimenticare e ha dovuto ricominciare dopo un grave infortunio. Il suo percorso non è stato una linea retta verso il successo. È stato fatto di deviazioni, attese e occasioni perse.

Ed è proprio per questo che la vittoria di New York sembra avere un peso diverso. Sei anni prima, sullo stesso campo, Zverev aveva avuto il titolo a portata di mano prima di perderlo contro Dominic Thiem. Quel ricordo avrebbe potuto trasformarsi in una paura. Invece, quando è tornato sull’Arthur Ashe Stadium, è diventato parte della sua esperienza. Forse crescere, nello sport come nella vita, significa proprio questo: smettere di chiedersi come sarebbe potuta andare e concentrarsi su quello che può ancora accadere. Il suo rapporto con il diabete segue, in qualche modo, la stessa filosofia. Zverev ha scelto negli ultimi anni di parlarne pubblicamente e di usare la propria posizione per sensibilizzare soprattutto i più giovani. Non per trasformare la sua condizione in un simbolo eroico, ma per mostrare che può esistere una vita piena, ambiziosa e straordinaria anche quando bisogna convivere ogni giorno con qualcosa che richiede cure e attenzione. È un messaggio particolarmente bello perché non promette una vita senza ostacoli. Promette qualcosa di più realistico: la possibilità di continuare a desiderare, progettare, lavorare e sognare anche quando gli ostacoli ci sono. La differenza sembra sottile, ma non lo è. Non si tratta di fingere che tutto sia possibile senza fatica. Si tratta di non decidere in anticipo che cosa non lo sia. Zverev lo ha fatto con il tennis. Ha continuato a puntare in alto quando sarebbe stato più facile lasciarsi condizionare dalle sconfitte. Ha ricostruito la propria carriera dopo l’infortunio. Ha aspettato il suo momento. E ha imparato a convivere con il diabete senza permettere che diventasse il centro della sua identità. Oggi, mentre solleva il trofeo degli US Open, tutte queste parti della sua storia sembrano incontrarsi nello stesso istante. C’è il bambino che ha ricevuto una diagnosi molto presto. C’è il ragazzo che ha scelto il tennis. C’è l’atleta che ha perso una finale che avrebbe voluto vincere. C’è l’uomo che ha dovuto ricominciare dopo un infortunio. E c’è il campione che, a 29 anni, guarda finalmente il pubblico.
Image source https://www.instagram.com/alexzverev123/, https://www.instagram.com/usopen/




